Citazioni da GIANRICO CAROFIGLIO e JACOPO ROSATELLI

Normalmente in questa sezione del blog inserisco citazioni d’arte. In questo caso è un’arte un po’ particolare, quella della politica. Ho letto il libro di Gianrico Carofiglio (con Jacopo Rosatelli) “Con i piedi nel fango – Conversazioni su politica e verità” e l’ho trovato affascinante: un piccolo libro su cui meditare, affermazioni che sento mie, una visione della politica di cui si ha sempre bisogno.

Ho deciso di pubblicare alcune citazioni tratte da questa conversazione dove Rosatelli pone le domande e Carofiglio risponde raccontandoci il suo punto di vista.

(…) occorre essere disposti a mettere in discussione alcune semplificazioni in voga. La prima è quella che vuole la società civile “buona” contrapposta a quella politica “cattiva”. Da una parte ci sarebbe un popolo sempre sincero e giusto, dall’altra una casta bugiarda e truffaldina. E’ una semplificazione che si specchia in quella contraria: la gente ignorante e diseducata contro classi dirigenti sapienti e responsabili. (Jacopo Rosatelli)

Il punto di partenza per ogni ragionamento sulla politica – sull’etica della politica nei comportamenti individuali e collettivi – deve essere il rifiuto dell’indifferenza. (Gianrico Carofiglio)

(…) la pratica patologica di chi in rete, protetto spesso dall’anonimato, offende, minaccia, inveisce. Questa non è partecipazione ma solo una forma diversa e velenosa di indifferenza. (…) Attivismo nevrotico di chi partecipa alla fiera del rancore. Che nulla ha a che fare con l’agire politico individuale e collettivo, nutrito di cultura, studio e passione.

(G C)

Io penso che l’idea che un elettore possa o debba identificarsi nel partito o nella lista che vota, sia fuorviante. Il voto di regola è scegliere chi è meno lontano da noi, non ci corrisponde perfettamente. E questo perché capita molto di rado di trovare qualcuno – un partito o un movimento – che ci corrisponda perfettamente. (…) Tutto ciò ha un corollario: non andare a votare, alla fine dei conti, in molti casi significa votare per chi è più lontano da noi. (G C)

Quello che dobbiamo detestare è l’idea dell’indifferenza, l’idea dell’astensione dalle responsabilità. (GC)

E’ necessario prendere parte alle decisioni che riguardano il mondo, con una doppia consapevolezza: che non tutto dipende dalla politica e che nel mondo, nella storia, è rintracciabile una direzione positiva di progresso. (GC)

La fame nel mondo si riduce di anno in anno, in un futuro non molto lontano verrà eliminata e questo dipende – e dipenderà – dal lavoro di uomini, donne, organizzazioni, istituzioni che hanno scelto di non essere indifferenti. (GC)

(…) la democrazia è accordo fra diversi e non confronto muscolare all’insegna del “vincere o perdere tutto”. (JR)

Il compromesso (…) è figlio di una convinzione: nelle opinioni altrui, degli avversari, c’è sempre qualcosa di giusto, qualcosa da accettare e includere. (GC)

(…) il politico che ha sempre la risposta a qualsiasi domanda, anche al di fuori della sua competenza specifica, è per definizione non credibile. (GC)

“Fa sempre del tuo meglio”. Allude alla dimensione etica dell’impegno, del fare le cose bene perché è giusto così, indipendentemente dalle ricompense o dalle conseguenze. (GC)

James Freeman Clarke (disse): “Un politico pensa al successo del suo partito, lo statista a quello del suo Paese”. (…) Oggi purtroppo il concetto di Clarkeandrebbe adeguato al ribasso: il politico medio non pensa nemmeno alle prossime elezioni ma al prossimo sondaggio o alla prossima risposta da dare su Facebook o Twitter. (GC)

Il problema della qualità della casse dirigente deriva anche da un circolo vizioso: si getta in modo incondizionato discredito sulla politica, in questo modo si tengono lontane le persone che a essa vorrebbero dedicarsi in modo sano e appassionato, e si lascia il campo libero proprio a quelli che poi corrispondono alla rappresentazione negativa e distruttiva del politico “bugiardo” e “corrotto”. (JR)

La tolleranza come pratica intellettuale e politica parte dalla consapevolezza che la stessa realtà materiale e sociale viene osservata da diversi punti di vista. (GC)

(…) una cosa è l’indignazione, virtù civile; un’altra lo sdegno, che è una patologia della nostra vita democratica. Allo sdegno segue l’ingiuria, spesso triviale, ed entrambi si legano di frequente a una fuga dall’impegno e dalla responsabilità. Il fenomeno diventa preoccupante se ne considerano la diffusione fra i giovani. (GC)

Un buon politico deve saper comunicare eticamente i valori che intende perseguire. (GC)

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