Good books: ULTIMO BANCO – PERCHE’ INSEGNANTI E STUDENTI POSSONO SALVARE L’ITALIA di Giovanni Floris

ULTIMO BANCO Perché insegnanti e studenti possono salvare l’Italia di Giovanni Floris è un libro che dovrebbero leggerlo tutti. Gli insegnanti, gli studenti, i genitori e anche quelli che oramai sono lontani dalla scuola perché non rientrano in nessuna di queste tre categorie. La scuola è importante, forma i futuri cittadini, e proprio per questo bisognerebbe essere più consapevoli di cosa è davvero il mondo scolastico e uscire dai soliti stereotipi. “Se svuotiamo di senso il lavoro alla base di tutto, quello della scuola, se delegittimiamo l’istituzione incaricata di farci capire fin dall’inizio che cosa è accettabile e che cosa no in un discorso sociale e culturale condiviso, l’ignoranza va al potere e il vocabolario miserrimo del somaro di turno diventa quello cui la comunità intera è condannata.” Ecco perché lo dovrebbero leggere tutti: chi è già nel mondo scolastico può trovare un punto di vista diverso o una conferma a ciò che pensa, chi è lontano dalla scuola potrebbe consapevolizzarsi di quanto sia grave trascurare quest’ambito, di quanto dovrebbe essere importante considerare la scuola una barriera alla dilagante superficialità della nostra società.

Solo chi è insegnante o chi è (o è stato) molto vicino a un insegnante può scrivere con l’attenzione e la sensibilità che ha dimostrato Floris nei confronti della categoria dei docenti: lui, infatti, è figlio di una professoressa. Condivido il suo pensiero, completamente. Ovviamente il libro parla di professionisti che fanno seriamente il loro lavoro, cioè la quasi totalità del corpo docente, le “mele marce” ci sono ovunque, quelli che tirano a campare ci sono in ogni ambito lavorativo, a tutte le latitudini, e non possono essere presi ad esempio per parlare di una categoria.

Floris evidenzia le difficoltà dei professori attuali (“I professori ogni giorno vanno «in scena» davanti al meno clemente dei pubblici” o “La burocrazia scolastica a volte sembra più cieca della proverbiale fortuna, e assai meno desiderabile”) e anche le loro frustrazioni, a partire dagli stipendi tra i più bassi d’Europa: “Paghiamo poco gli insegnanti perché non rispettiamo il lavoro che fanno, non nello specifico, ma in generale.” Ed è proprio così, come dimostrato dall’ultimo aumento, dopo dieci anni di attesa del rinnovo del contratto, che si è rivelato una vera elemosina, persino offensivo.

Dovrebbero leggerlo gli studenti, che a volte sembra abbiano perso di vista che a scuola non si va per prendere «un voto», ma si va per formare la propria cultura. “Da studenti ci siamo tutti posti la domanda: a che serve studiare? (…) serve a capire il mondo e noi stessi, a fare scelte più libere ed efficaci, a costruirci in definitiva una vita migliore.” Leggendo il libro si scopre che (fonte Censis e Ucsi) al primo posto tra i fattori ritenuti più centrali nell’immaginario collettivo della società di oggi nella fascia di età tra i quattordici e i ventinove anni ci sono i social network, seguiti dallo smartphone e dai selfie. Niente «posto fisso», «casa di proprietà» o «buon titolo di studio», quelli vengono dopo. La scuola dovrebbe capire questa nuova realtà e trovare strategie per combatterla, ma bisognerebbe motivare di più gli insegnanti, pagarli adeguatamente, trovare soldi per le strutture, per nuovi progetti…

Floris nel suo libro analizza il punto di vista degli studenti, il senso del rispetto, e sottolinea quanto sia importante il rapporto tra le persone, la solidarietà positiva e intelligente, portando l’esempio di una classe (alla maturità sette 100, di cui due con lode) dove “È la solidarietà tra gli studenti ha fatto la differenza. I più bravi hanno trascinato gli altri in nome di un senso di appartenenza e di squadra fuori dal comune. Nessuno alla fine è rimasto indietro.”

Dovrebbero leggerlo i genitori, che spesso sono peggio dei figli nel puntare solo «al voto», senza considerare cosa davvero i loro figli sanno e sanno fare, e che ritengono che la scuola sia un’impresa che offre un servizio e perciò, a volte, pensano di avere il diritto di dire al docente come comportarsi, “Ma così negano ai figli la possibilità del confronto e della crescita: pensano di tutelarli, ma non fanno altro che danneggiarli”.

Infine lo dovrebbero leggere anche coloro che con la scuola non hanno nulla a cui spartire perché è importante essere consapevoli che, come dice Floris, “se sappiamo di non sapere, dobbiamo studiare”, e la scuola è il luogo deputato per lo studio, crogiolo della futura società. Se la scuola funziona, se si investe e si punta ad un suo miglioramento, tutta la società ne ha giovamento.

In questo bel libro che racconta la scuola italiana, lungo 193 pagine, Floris chiude con un capitolo dal titolo “Tali e quali”, dove analizza la classe politica attuale (“L’ignoranza al potere”) e il rapporto che può esistere tra «cultura» e «potere politico». “Ma allora erano meglio i premier secchioni di ieri? L’austera classe politica dalle molte medaglie accademiche? I professori al potere non hanno sbagliato come gli altri? Però la partita non si gioca tra sbagliare e non sbagliare: chi fa sbaglia, lo sappiamo tutti. È tra fare (e accettare di sbagliare) dopo essersi preparati e andare alla ventura convinti di poter improvvisare. Tra lo sbagliare e imparare dall’errore e il truccare da successo l’errore commesso”.

Un libro interessante, piacevole, scorrevole nella lettura, ma che lascia l’amaro in bocca. Perché da che ne ho memoria nessun Governo ha mai investito nella scuola e, visti gli orizzonti attuali, c’è ben poca speranza che qualcuno lo faccia.

“Restituire centralità al ruolo degli insegnanti è il primo passo per cambiare la scuola. E il Paese.” Speriamo che qualche politico che conti raccolga e faccia sua l’idea di Floris.

Giovanni Floris

ULTIMO BANCO – PERCHÉ INSEGNANTI E STUDENTI POSSONO SALVARE L’ITALIA

Solferino

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