Edward Hopper: I NOTTAMBULI

 

I nottambuli cm 84 x 152
I nottambuli
cm 84 x 152

Edward Hopper, I nottambuli

I nottambuli (titolo originale Nighthawks) è un quadro del 1942 di Edward Hopper, uno dei maggiori artisti del “Realismo americano”. Hopper è uno dei pittori che meglio interpreta il malessere della società americana dopo la Grande Depressione causata dal crollo di Wall street nel 1929, ritraendo situazioni che manifestano la solitudine dell’essere umano, l’incomunicabilità, inserendo i soggetti in paesaggi e interni architettonici silenziosi, infatti veniva chiamato “il pittore che sapeva dipingere il silenzio”. I suoi personaggi, spesso malinconici, sembrano il più delle volte in attesa di qualcosa che, forse, non avverrà mai.

Il quadro I nottambuli rappresenta un bar di notte: la via è deserta, l’osservatore è all’esterno del locale, caratterizzato da ampie vetrate da cui proviene una forte luce al neon che contrasta con l’oscurità, luce accentuata dall’accecante biancore della parete interna.

Le strade sono perfettamente pulite, i palazzi sembrano abbandonati, unico segno della presenza umana è un registratore di cassa nel negozio di fronte al bar, nel complesso si ha l’impressione di essere in una città fantasma.

All’interno del locale tre avventori (una coppia e un uomo solo, di spalle) sono seduti e appoggiati al bancone, unico soggetto in movimento è il barista, apparentemente socievole ma ignorato dai clienti. I numerosi sgabelli sono vuoti, Hopper focalizza così l’attenzione sui pochi personaggi presenti e la loro solitudine. Questi non parlano, non comunicano, ognuno è chiuso nei propri pensieri, in un vagabondare notturno meditabondo, più mentale che fisico. La coppia ha le mani che quasi si toccano, ma tra loro sembra esserci una grande distanza. Sono la rappresentazione della borghesia americana, con le sue malinconie, rimpianti e disillusioni, reduce dal disastro economico del 1929.

Hopper usa sapientemente i colori, basando tutta la composizione sul verde, rosso e giallo, oltre al bianco. Due colori complementari (verde e rosso), due primari (rosso e giallo): forti contrasti che dovrebbero donare vivacità, e perciò vitalità, ma che Hopper riesce a trasformare in uno sfondo inanimato, un palcoscenico che accoglie incontri fortuiti e senza futuro nella rappresentazione della solitudine esistenziale.

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