Lettera a Matteo Renzi sulla Buona Scuola

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Gentile Matteo Renzi,
da lei invitata a partecipare alla Buona Scuola e a scriverle, le espongo il mio punto di vista. Con questo non credo che cambierà nulla e, ad essere sincera, penso che l’invito agli italiani a dire la loro sul tema scuola sia solo propaganda, dimostrato dal fatto che il governo non accetta un dialogo serio con i sindacati che, fino a prova contraria, rappresentano i lavoratori della scuola (quelli che la scuola la fanno tutti i giorni) e perciò possono comunicare i disagi, le speranze e le preoccupazioni degli stessi e di conseguenza, in senso allargato, della scuola italiana.
Innanzitutto vorrei iniziare con una critica generale: se si crede che la scuola sia il crogiolo dove nasce il futuro di una nazione, allora bisogna investire nella scuola, anche soldi. Magari il 1% del PIL, e non soldi (se non erro un miliardo e mezzo) che vengono sottratti alla scuola stessa bloccando gli stipendi degli insegnanti per altri 5 anni (erano già bloccati da sette… si dice tanto che gli insegnanti italiani hanno lo stipendio più basso d’Europa, ma ci si limita a dirlo) e licenziando 2000 ausiliari.
Lo stipendio non è una sciocchezza: se si vogliono professionisti validi, questi vanno pagati. Lo Stato continua a chiedere agli insegnanti in termini di formazione, di adeguamento alle novità informatiche, all’insegnamento CLIL… ma sempre tutto gratis. Ricordo che gli insegnanti non sono missionari e neppure volontari, sono professionisti.
 
Punto 4: “ogni 3 anni 2 prof. su 3 avranno in busta paga 60 euro netti al mese in più che premierà la qualità di lavoro in classe, formazione e …” Le assicuro che 60 euro al mese ogni 3 anni sono un po’ pochini per tutto il lavoro che si fa. Un idraulico mi ha appena chiesto 200 euro per montarmi un piano cottura e un lavello in cucina (un paio d’ore di lavoro).
E poi, perchè 2 insegnanti su 3? Avrà capito che sono anch’io un’insegnante: nella mia scuola (Istituto Greppi di Monticello Brianza) lavoriamo tutti al meglio, la qualità dell’insegnamento è in generale molto alta. Allora perchè dover scegliere?
E poi, scusi, ma chi mi valuta? Credo che gli unici giudici validi per valutare l’operato di un insegnante siano gli ex studenti, quelli che ormai hanno finito e possono capire quanto sia stato importante ed incisivo l’insegnamento di un certo insegnante. Nessun’altro può giudicare il mio lavoro, certo non il capo d’istituto e neppure i colleghi o un comitato di valutazione. Sarebbe solo demagogia.
Punto 6: Registro nazionale dei docenti? Mi perdoni se ho frainteso, ma questo vuol dire che se un docente abita a Monza può essere chiamato a Pistoia, Roma o Siracusa? Se è così forse non ci si è resi conto che un insegnante di solito ha una famiglia e una casa, e comunque se si deve spostare non ha un indennizzo come i parlamentari, e con lo stipendio di un insegnante non ci si può permettere di gestire la propria casa e poi magari una in affitto dove si viene chiamati. Questo lo si è preso in considerazione?
Passiamo ai lati positivi: ottimo che non ci siano più precari nella scuola e che i concorsi vengano fatti solo sugli effettivi posti esistenti.
Sarebbe auspicabile una collaborazione tra impresa e scuola quando possibile, ma questo è un tema che andrebbe trattato con grande attenzione, perchè la scuola deve creare innanzitutto CITTADINI CONSAPEVOLI E PENSANTI, non lavoratori e basta.
Vanno aggiunti, a tutto ciò, altri problemi:
L’esame di maturità (Esame di Stato): si parla tanto di competenze e poi siamo ancora lì a interrogare gli studenti nell’esame finale. Decisamente obsoleto. Propongo due scritti (Italiano e materia d’indirizzo) e una tesi finale elaborata dallo studente, che sia trasversale a più materie e che venga esposta in circa mezz’ora, poi gli insegnanti possono chiedere riguardo alla tesi stessa: questo darebbe un punteggio che può aggiungersi a quello accumulato durante il triennio (il quale però va rivisto rispetto a come è strutturato oggi). Sarebbe un esame più moderno, dinamico e si valuterebbero davvero le competenze.
Lo stato di degrado degli edifici scolastici: a volte lavoriamo in situazioni assurde. Senza contare che non si investono soldi per ampliare quegli istituti che sono in crescita per iscrizioni.
Io vivo nella scuola attivamente da 28 anni, ci ho speso e ci spendo giornalmente molte energie che, sinceramente, non vengono riconosciute ufficialmente dallo Stato. Le soddisfazioni arrivano dai ringraziamenti degli studenti, dal loro sorriso quando ti vengono a trovare mentre frequentano l’università, e dal rispetto dei colleghi.
60 euro ogni due anni non sono abbastanza.
La ringrazio per l’attenzione e spero che il tempo che ho usato per scriverle non sia del tutto vano.
Cordialmente,
Claudia Molteni Ryan

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