Good books: I VESSILLI DEL CIELO di Elga Battaglini

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Titolo: I vessilli del Cielo

Autore: Elga Battaglini

Editore: Leone

Note: premio speciale della critica al Concorso Autore di Te Stesso; quarto classificato al premio Internazionale di Arti Letterarie Thesaurus

Credo che Elga Battaglini si possa impersonificare molto bene in uno dei suoi personaggi che troviamo ne I VESSILLI DEL CIELO, uno dei protagonisti, il trovatore Guiraut de Vals: lei, con il cuore da poetessa e l’amore per la musica. I VESSILLI DEL CIELO è un libro che, attraverso la storia d’amore di due giovani, racconta un momento difficile e complesso della storia di Francia: la lotta contro i Catari.

Elga Battaglini dice di sè:

Sono un agente del caos. In ritardo perenne, sempre alla ricerca di qualcosa, che siano le chiavi di casa, le scarpe di mia figlia, quel pennellino che funziona così bene  o la rima che mi manca per chiudere una ballata. Ogni tanto il caos si fa scintilla creativa, molto più spesso rimane tale…Vivo nella campagna lucchese, aspettando che mia figlia sia un po’ più grandicella per riprendere la mia amatissima attività di pittrice di strada. I miei interessi e le mie passioni sono troppi e soprattutto troppo diversi fra loro per elencarli. Farei prima ad elencare le poche cose che non mi piacciono, ma non vorrei sembrare troppo snob…

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  • A tuo giudizio quali sono i punti forza del tuo libro, l’aspetto affascinante di questa storia?

Domanda difficile questa… La storia dei catari è affascinante di per se stessa, anche senza costruirvi un romanzo. Frequentando le cronache di quel periodo terribile si incontrano personaggi indimenticabili, da entrambe le parti, storie che superano ogni immaginazione. Su ognuna delle figure, anche secondarie, che compaiono sulla scena della crociata contro i catari, ci sarebbe da costruire un racconto a parte. Prendiamo il caso di Bianca di Castiglia, la madre del Re. Una donna forte, rimasta prematuramente vedova, a lungo reggente della  Corona di Francia. Una lady di ferro, abile, scaltra. Esperta di guerra ma anche di quelle strategie matrimoniali tanto in voga nell’Europa dell’Ancien regime. I suoi intrighi in questo senso le  consentirono di annettere al regno o gran parte delle regioni francesi senza colpo ferire. Quasi sempre costretta a fare le veci del figlio (San Luigi), che anche raggiunta la maggiore età era spesso lontano, alle crociate, in un periodo in cui si cercava di unificare la Francia, dove non arrivava con le buone (nozze, annessioni e altri stratagemmi) arrivava con la forza delle armi. Come si fa a non restare affascinati da un personaggio del genere, soprattutto se si ha un’immagine della donna medievale in ombra e sottomessa?

Prendiamo ancora Aymeric de Montreal, colui che ha ispirato uno dei miei protagonisti. Costui era un signore fedele a Roma, che in un primo momento aderì alla Crociata, prestando uomini ed armi a chi voleva estirpare l’eresia dai suoi territori. Poco dopo, di fronte al comportamento dei crociati e della soldataglia al loro seguito, ritirò il proprio appoggio e passò a difendere la propria gente, fino alla morte. Non è già un romanzo questo? 

Ancor più affascinante è lo scenario, sul quale agiscono gli attori. L’Occitania del XIII secolo. Una società aperta, curiosa, tollerante, capace di fondere elementi della cultura classica con influssi arabi e ebraici…La poesia e la musica dei Trovatori nascono dall’incontro della tradizione occidentale (canti gregoriani, sequenze e inni sacri, ma anche testi di Roma antica, in particolare Ovidio ) con la poesia amorosa dell’Islam.

Un particolare fra tutti che rende giustizia a questa “multiculturalità” che ancor oggi la nostra società stenta a realizzare. Nel 1209, annus horribilis della Crociata, quando il Visconte Trencavel fuggì da Bezièrs per rifugiarsi a Carcassonne, portò con sé eretici, ebrei e musulmani…questo la dice lunga sulla particolarità di questa società! A volte, durante la fase di documentazione per la stesura del romanzo, mi sono fermata a riflettere: Se le sorti di quella guerra si fossero capovolte, forse avremmo avuto un’altra Europa…

Ma l’aspetto che più colpisce chi si avvicina ai testi di quel periodo, e che spero di essere riuscita a riprodurre, è la lucida consapevolezza degli intellettuali dell’epoca, della fine di un mondo. Il loro mondo fatto di raffinatezza, arguzia, piaceri, cultura,  che sta cedendo i passo a quella che viene definita la “barbarie”.

“Mas trop soy venguz al derrier” scrive Guiraut Riquier, l’ultimo trovatore, esule in terra straniera. “Troppo tardi, sono venuto al mondo”…

  • Perchè hai deciso di scrivere questa storia?

Prima di tutto per le ragioni che ho appena detto. Mi approprio di un’espressione di Benedetto Croce “Ogni storia è storia contemporanea.” Nelle parole di Guiraut Riquier, o del più politicizzati e polemici Ramon de Miraval o Peire Cardenal, ho visto, come in uno specchio, qualcosa di vicino, attuale…anche noi in fondo stiamo assistendo alla fine di un mondo, di una civiltà, di un’epoca. Nella mia Occitania del XIII secolo si adombra una lettura del presente. Chi ha orecchie intenda…

Dal punto di vista strettamente formale invece, ho cercato di conformarmi ai canoni stilistici della letteratura e della poesia cortesi. Ho costruito la storia prendendo a modello la tipica struttura della fiaba (protagonista-antagonista-aiutanti etc) e poi, nello scrivere, mi sono conformata a due modelli. Il racconto che avrebbe fatto un cronista contemporaneo agli eventi, ma anche il romanzo classico, il medioevo così come l’avrebbe rappresentato la letteratura del periodo romantico. Ho insomma cercato di scrivere “alla maniera di…”  e questo è stato l’aspetto più divertente e stimolante dell’intera avventura. 

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