Citazioni da Umberto Boccioni

Nascere, crescere e morire, ecco la fatalità che ci guida. Non marciare verso il definitivo è un rifiutarsi all’evoluzione, alla morte. Tutto si incammina verso la catastrofe! Bisogna dunque  avere il coraggio di superarsi fino alla morte, e l’entusiasmo, il fervore, l’intensità, l’estasi, sono tutte aspirazioni alla perfezione, cioè alla consumazione.

Bisogna dipingere non il visibile ma quello che finora  fu tenuto per invisibile, cioè quello che vede il pittore veggente.

Purtroppo, se è vero che la Relatività governa il mondo, è anche vero che senza i lampi dell’assoluto che solo i pochi posseggono, l’umanità procederebbe al buio, anzi non esisterebbe, perchè non riconoscerebbe sè a se stessa.

Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido.

Gli impressionisti invece di vedere la luce e le cose come idee plastiche assolute, le sottoposero alla relatività di tempo e luogo.

All’espressione di un’idea di tristezza il pittore dà subito la forma di un oggetto. Questo è barbaro e superato. Bisogna che la sensazione sentimentale dia al pittore uno stato di colore uno stato di forma in modo che il colore e la forma esprimano in sè senza ricorrere alla rappresentazione formale degli oggetti esteriori.

Noi siamo realmente sul promontorio estremo dei secoli! Arrivata a questo punto la mente dell’artista è portata fatalmente alla negazione del passato!

Nella scultura di ogni paese domina l’imitazione cieca e balorda delle formule ereditate dal passato, imitazione che viene incoraggiata dalla doppia vigliaccheria della tradizione e della facilità.

Il più grande astratto per mezzo del concreto è forse stato Michelangelo. In lui la scienza anatomica viene trasformata in musica. (…) Le linee melodiche dei muscoli s’inseguono con leggi musicali non con leggi di logica rappresentativa.

Ben diceva Gauguin che in arte non vi sono che rivoluzionari o plagiari.

Noi stiamo superando quello stato di sbigottimento che dovettero provare i primi aritisti cristiani che si trovarono nella necessità di esprimere con nuovissime forme una cosa nuova, un valore sorto che non esisteva, un’emozione che esaltava cose fino allora inconsiderate, una realtà che sorgeva, che faceva scorrere sangue, che suscitava entusiasmi e speranze fino allora incomprensibili.

 

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