Presentazione del libro GIRO DI BOA a Como 24 maggio 2011

Immagine proiettata durante la lettura del racconto “Lo specchio”

Martedi 24 maggio 2011 alle ore 16.30 Claudia Molteni Ryan ha presentato il suo libro GIRO DI BOA all’Università della Terza Età “Alessandro Volta” a Como. Durante il suo intervento ha letto anche quattro brani tratti dal libro. Ecco il suo intervento:

“Parlare delle proprie creazioni non è mai facile, si instaura una sorta di pudore, specialmente in questo caso perchè si parla di un libro autobiografico. Per questo motivo in questa presentazione mi aiuterò con citazioni tratte dalla critica al libro di Lorenzo Zumbo, critico, scrittore e insegnante di letteratura italiana, e di Evelina Scola, psicologa.

Inizio perciò a raccontarvi questo libro proprio citando un commento del prof. Zumbo: “Giro di Boa diventa uno spazio di gentile terapia dell’anima”. Lo si potrebbe definire un manuale dell’interiorità.

Una terapia dell’anima che diventa una terapia per vivere meglio. In questo caso la terapia per un’anima ferita dal naufragio di una relazione affettiva.

In effetti il libro racconta una sorta di percorso che parte dal grido disperato, da un BASTA urlato, basta di una situazione troppo difficile da sostenere, che avvelena la vita e che se non la si chiude rischia di incancrenirsi facendoci prigionieri dell’infelicità, fino ad arrivare alla gioia ritrovata. Ma andiamo per gradi.

Pur essendo un libro molto snello, GIRO DI BOA ha un’articolazione piuttosto complessa. Una complessità che però forse rispecchia le complessità e le contraddizioni di un passaggio così difficile e delicato

Immagine proiettata durante la lettura del racconto “London”

come quello di una separazione, specialmente se avviene dopo molti anni di convivenza o matrimonio. Sempre citando Lorenzo Zumbo: Insomma una costruzione narrativa come specchio di un’oscillazione del vissuto.

Il libro si apre con un prologo, seguono 4 capitoli. Tra un capitolo e l’altro ci sono degli intermezzi, che sono dei brevi racconti. I capitoli presentano le problematiche in modo chiaro, diretto, senza passaggi narrativi o poetici, quasi un reportage dove emergono dolori, sensi di colpa, nostalgie, timore della solitudine, speranze, gioie. In tutti questi capitoli emergono, con una certa costanza, indicazioni salutifere, piccoli stratagemmi di resistenza, a volte veri e propri esercizi zen. Consigli, ma niente di perentorio, piuttosto un energico invito a capovolgere i luoghi comuni della sofferenza in coraggio e desiderio.

Immagine proiettata durante la lettura del racconto “St. Ives – Cornwell”

Nei capitoli si inizia col vivere la frustrazione di un rapporto che non funzione e che porta infelicità,  la decisione di chiuderlo, i sensi di colpa, le difficoltà quotidiane, la solitudine, per poi passare poco alla volta ad una nuova apertura alla vita, alla riscoperta di sé stesse, al piacere di apprezzare la propria libertà, fino al ritrovamento dell’amore e alla rivalutazione dell’uomo. Insomma vivere la vita ancora come sogno e attesa.

Gli intermezzi come dicevo sono brevi racconti. Sono narrativi e scritti con un linguaggio più poetico. Raccontano fatti e momenti del periodo di cui si è parlato nel capitolo che li precede. La maggior parte di essi sono stati scritti proprio quando vivevo quei momenti, insomma sono stati scritti “in tempo reale”. Leggendo gli intermezzi si ritrovano persone citate nei capitoli che qui diventano personaggi di un frangente di vita. Negli intermezzi si indagano le emozioni, le delusioni, le palpitazioni. L’ultimo intermezzo dopo ogni capitolo è un brevissimo racconto ispirato a un’opera d’arte che sublima gli stati d’animo e i momenti descritti precedentemente. Lo specchio era uno di quelli, ispirandosi a un quadro di Francis Bacon.

Credo che questo libro racconti una catarsi, parli dei passaggi, quasi rituali, che bisogna vivere per passare da uno stato di infelicità, che metaforicamente potrei definire fangoso, ad uno stato di ritrovata gioia del vivere e spiccare il volo verso nuovi orizzonti. 

Anche Evelina Scola dice: Questo libro è il segno tangibile di un rito di passaggio importante – la ricerca della propria felicità – che ciascuno di noi vive in maniera consapevole o meno. Il leggerlo e rileggerlo permette di celebrare dentro di sè – come fosse qusi un rito – l’importanza delle nostre scelte di vita, qualsiasi esse siano.

Immagine proiettata durante la lettura di parte del capitolo “Appunti di viaggio”

Parlavo di nuovi orizzonti. Questi nuovi orizzonti nel libro si evidenziano, anche se da parte mia è stato involontario mentre lo scrivevo, con il tema del viaggio. Londra, Milano, Amsterdam, l’Egitto, la Cornovaglia, il Bahrain… sembrano tappe di un nomadismo che si traducono in un sondaggio di nuove possibilità.

Nella realtà questo nomadismo è stato in parte casuale in parte cercato. Amo viaggiare, e più il senso di libertà veniva acquisito, più il viaggio appagava la voglia di libertà, la ricerca del nuovo, la curiosità di conoscere l’inedito. Zumbo dice  In questa parte del libro ogni incontro, ogni congedo, ogni spostamento è come una promessa”.

Con il viaggio poco alla volta nasce una diversa consapevolezza, di se stessi e del vivere.

Ovviamente questa è la mia storia, non è certo obbligatorio viaggiare per uscire dal dolore di una separazione. Il concetto del viaggio si sovrappone al concetto dell’apertura verso il mondo. Aprirsi perciò a nuove possibilità, mettersi in gioco in modo inconsueto, insolito. Uscire da quella sorta di scatola trasparente che ci si costruisce intorno per dare la possibilità che gli eventi accadano, che la nostra vita venga vissuta davvero.

Un altro elemento che si evidenzia nel libro e che potrebbe risultare interessante perché estremamente attuale è il ruolo di internet.

Internet è un luogo virtuale che mette in contatto persone e luoghi reali. Crea nuove possibilità, è una sorta di porta in più che può essere aperta. Oggi è un po’ come la vecchia balera, dove ci si recava anche per fare nuove conoscenze. Ma internet non è solo un luogo di incontro, ma di contatto, di scambio, dove intessere il filo di relazioni lontane che senza di esso sarebbe difficile mantenere.

Nel libro internet ha un ruolo determinante ben in due occasioni, per due incontri decisivi che altrimenti si sarebbero persi o mai realizzati.

Per concludere, prima di leggere un ultimo brano, vi leggo un passo critico sempre di Lorenzo Zumbo: Il libro si chiude su una sorta di felicità recuperata. Tra l’altro la parola felicità è presente in ogni parte del testo, accompagna ogni ricostruzione di eventi o di pensieri come una necessità, una invocazione, una preghiera.   Se l’incipit metteva fine a una relazione, l’explicit la riapre. Ora l’amore ritrovato richiede nuove strategie, pretende che una nuova cartografia lo accolga. E poiché il nuovo rapporto è anche una distanza da superare periodicamente – l’altro vive lontano, in un paese straniero, tra un incontro e l’altro possono passare anche dei mesi – si è costretti ad abitare lo spazio dell’attesa e interrogarlo.

Insomma, avrete capito che il libro racconta una storia vera, a lieto fine, perché anche le storie vere possono avere un lieto fine. Non è un romanzo, ma una testimonianza che ha come scopo quello di aiutare chi sta vivendo un’esperienza simile. Un messaggio di speranza per una vita migliore.

Chiudo con le parole di Evelina Scola: Questo è un libro che si potrebbe definire “materico”, ovvero capace di dare forma e colore alle parole e alle esperienze che abitano gli spazi interni di una persona… Il tutto illuminato  dalla delicata finezza di una scrittura intima e libera.”

Alla fine dell’intervento vi sono stati numerosi interventi da parte degli spettatori, iniziando così una interessante discussione tra pubblico e autrice.

One Reply to “Presentazione del libro GIRO DI BOA a Como 24 maggio 2011”

  1. ho letto il tuo libro che mi ha veramente emozionata.
    Ti devo dire che non solo l’ho letto in un paio d’ore con interesse e passione, ma sei riuscita a trasmettermi le tue sensazioni come se le vivessi io in prima persona.
    Credo sia il massimo per chi scrive un libro, riuscire a rapire il cuore di chi legge…
    Grazie ,

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