I tarocchi, nell’immaginario collettivo, sono spesso associati a strumenti misteriosi per la divinazione e la previsione del futuro, legati al mondo dell’occulto, della magia e della cartomanzia. Ma non è proprio così, c’è molto di più.
Infatti, i tarocchi rappresentano un complesso sistema di archetipi che parla del presente e dell’interiorità, possono essere considerati uno strumento di introspezione, un modo per esplorare noi stessi e la realtà che ci circonda: aiutati da un/una tarologa possiamo trovare le risposte su questioni personali, capire se abbiamo dei blocchi nei confronti di alcune situazioni e intuire quali potrebbero essere le soluzioni.
Alejandro Jodorowsky, grande studioso dei Tarocchi, nel suo libro La Via dei Tarocchi dice che “Nessuno sa chi abbia creato i Tarocchi, né dove, né come. Nessuno sa cosa significhi la parola Tarocco, ne a quale lingua appartenga” e aggiunge “Se cerchiamo di immaginare l’origine dei Tarocchi (già nel 1337, negli statuti dell’abbazia di Saint-Victor di Marsiglia si proibisce ai religiosi il gioco delle carte), dovremmo risalire almento all’anno 1000.” Ma Jodorowsky scrive anche che “E’ così grande la precisione dei Tarocchi, sono così perfette le loro relazioni interne, l’unità geometrica, che non possiamo accettare l’idea che tale opera sia stata realizzata da un unico, solitario iniziato. Soltanto il fatto di inventare la struttura, creare i personaggi con i vestiti e i gesti, stabilire la simbologia astratta degli Arcani minori, richiederebbe una quantità di anni di intenso lavoro”. E in effetti l”esposizione mette in evidenza i contributi che hanno portato alla formazione dei Tarocchi e i passaggi nel tempo.
Per la loro ricchezza, varietà e per le straordinarie realizzazioni, le carte sono delle vere e proprie piccole opere d’arte, e la mostra presente a Bergamo all’Accademia Carrara parte dal lusso delle corti rinascimentali per arrivare alla creatività contemporanea, coprendo così ben sette secoli di storia.
L’eccezionalità di questa mostra riguarda anche un altro importante elemento: dopo più di un secolo sono riunite le 74 carte del Mazzo Colleoni, conservate tra l’Accademia Carrara di Bergamo, The Morgan Library & Museum di New York e una collezione privata. Il Mazzo Colleoni, realizzato in una data che si colloca tra il 1444 e il 1477, fu commissionato da Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, e sicuramente sono le carte più preziose della mostra, realizzate con tempera, inchiostro, argento e oro su cartoncino. Ognuna di essa meriterebbe di essere osservata con attenzione, perché sono tutte ricche di dettagli che sfuggono a uno sguardo veloce. Purtroppo l’esposizione non permette una visita accurata, perché le carte sono poste tutte nella medesima vetrina dando la possibilità solo a pochi di guardarle e perciò non ci si può soffermare per troppo tempo.
Ad esempio se prendiamo in considerazione “Il Mondo” del pittore Bonifacio Bembo, vediamo una donna che regge uno scettro con la mano destra e una corona con la sinistra, e si erge sopra una grande corona piumata, sotto alla quale si apre un bellissimo scenario con città murate, un fiume con un pescatore e una barca, il mare con tre caravelle, un cavaliere e, in riva al mare, è presente anche una torre che potrebbe essere un faro di segnalazione della costa. Un mondo perfetto dove non appaiono difficoltà. Una ricchezza di dettagli incredibile, mentre la parte superiore ha uno sfondo lavorato in oro a rilievo.
Una particolarità: nel ‘400 i tarocchi erano delle semplici carte da gioco, arrivate in Europa nella seconda metà del ‘300 dalla Spagna e si diffusero rapidamente nelle corti raffinate e colte, perciò nascono come svago aristocratico, e sembra che, per giocare, bisognasse avere un’ottima memoria. A quell’epoca erano realizzate a mano, una per una. Fu con la diffusione della stampa, all’inizio del ‘500, che il gioco si trasformò in intrattenimento popolare.
Ma quando i tarocchi divennero uno strumento di divinazione? Fu nel 1781, quando Antoine Court de Gébelin scrisse “Du jeu des Tarots’’. Personaggio eclettico, pastore protestante, massone, nella sua opera affermava che i Tarocchi costituivano ciò che restava del mitico libro egiziano di Thot. Era una teoria del tutto inventata, senza fondamento, ma ebbe comunque successo, alimentando un immaginario intriso di magia e mistero e cambiando così l’uso e il significato dei Tarocchi. Ciò che non è mai cambiato è la formazione del mazzo, costituito da 78 carte, di cui 56 Arcani Minori e 22 Arcani Maggiori, detti anche, inizialmente, Trionfi. Sono proprio questi che hanno ispirato nell’epoca moderna molti artisti, come Leonora Carrington, Niki de Saint Phalle o Francesco Clemente.
Il passaggio dei tarocchi da strumento di divinazione (cartomanzia) a strumento introspettivo e psicologico è un fenomeno che si è consolidato principalmente nel XX secolo. Carl Gustav Jung (primi del ‘900) teorizzò che le immagini degli Arcani Maggiori rappresentino archetipi dell’inconscio collettivo, simili a quelli che si trovano nei miti e nei sogni; l’idea era che le carte fossero “specchi dell’anima” che proiettassero contenuti inconsci. Il cambiamento definitivo avviene con la Tarologia evolutiva grazie ad autori come Alejandro Jodorowsky (attraverso la riscoperta del Tarocco di Marsiglia) e Sallie Nichols (con il testo Jung e i Tarocchi), che modificano il significato dei Tarocchi dalla predizione del futuro (cartomanzia) all’analisi del presente (tarologia/introspezione). Oggi i tarocchi sono usati in counseling e psicologia come strumenti proiettivi, simili al test di Rorschach. L’immagine sulla carta stimola il soggetto a riconoscere paure, desideri e blocchi interiori, facilitando l’auto-conoscenza.
La mostra è molto interessante e ricca perché, passo dopo passo, porta il visitatore a capire da dove arrivano certe caratteristiche dei Tarocchi, i cambiamenti nel tempo e presenta molti mazzi che sono stati un riferimento nel passato e lo sono tutt’ora, come ad esempio i Tarocchi di Jean Noblet del 1659, ritenuto uno dei prototipi dei Tarocchi di Marsiglia, o quello di Arthur Edgar Waite e Pamela Colman Smith del 1910, ancora tra i più usati. All’interno della mostra è presente anche una sala con i libri che parlano dei Tarocchi e dove è possibile prendersi una pausa, sedersi e sfogliare qualche testo.
La mostra è aperta dal 27 febbraio al 2 giugno 2026 Video dell’Accademia Carrara


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Una recensione molto chiara, che valorizza dei piccoli capolavori. Sicuramente un ottimo suggerimento la visita a questa bella mostra.