La magia dei Tarocchi

I tarocchi, nell’immaginario collettivo, sono spesso associati a strumenti misteriosi per la divinazione e la previsione del futuro, legati al mondo dell’occulto, della magia e della cartomanzia. Ma non è proprio così, c’è molto di più.

Infatti, i tarocchi rappresentano un complesso sistema di archetipi che parla del presente e dell’interiorità, possono essere considerati uno strumento di introspezione, un modo per esplorare noi stessi e, in fondo, rispondere da soli su questioni personali, anche se guidati e aiutati da un/una tarologa.

Ma non solo questo: per la loro ricchezza, varietà e per le straordinarie realizzazioni nel tempo, le carte sono delle vere e proprie piccole opere d’arte, e la mostra presente a Bergamo all’Accademia Carrara parte dal lusso delle corti rinascimentali per arrivare alla creatività contemporanea, coprendo così ben sette secoli di storia.

L’eccezionalità di questa mostra riguarda anche un altro importante elemento: dopo più di un secolo sono riunite le 74 carte del Mazzo Colleoni, conservate tra l’Accademia Carrara di Bergamo, The Morgan Library & Museum di New York e una collezione privata. Il Mazzo Colleoni, realizzato in una data che si colloca tra il 1444 e il 1477, fu commissionato da Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, e sicuramente sono le carte più preziose della mostra, realizzate con tempera, inchiostro, argento e oro su cartoncino. Ognuna di essa meriterebbe di essere osservata con attenzione, perché sono tutte ricche di dettagli che sfuggono a uno sguardo veloce. Purtroppo l’esposizione non permette una visita accurata, perché le carte sono poste tutte nella medesima vetrina dando la possibilità solo a pochi di guardarle e perciò non ci si può soffermare per troppo tempo.

“Il Mondo” di Bonifacio Bembo

Ad esempio se prendiamo in considerazione “Il Mondo” del pittore Bonifacio Bembo, vediamo una donna che regge uno scettro con la mano destra e una corona con la sinistra, e si erge sopra una grande corona piumata, sotto alla quale si apre un bellissimo scenario con città murate, un fiume con un pescatore e una barca, il mare con tre caravelle, un cavaliere e, in riva al mare, è presente anche una torre che potrebbe essere un faro di segnalazione della costa. Un mondo perfetto dove non appaiono difficoltà. Una ricchezza di dettagli incredibile, mentre la parte superiore ha uno sfondo lavorato in oro a rilievo.

Una particolarità: nel ‘400 i tarocchi erano delle semplici carte da gioco, arrivate in Europa nella seconda metà del ‘300 dalla Spagna e si diffusero rapidamente nelle corti raffinate e colte, perciò nascono come svago aristocratico, e sembra che, per giocare, bisognasse avere un’ottima memoria. A quell’epoca erano realizzate a mano, una per una. Fu con la diffusione della stampa, all’inizio del ‘500, che il gioco si trasformò in intrattenimento popolare.

Pagina del libro “De jeu des Tarots” di Antoine Court de Gébelin

Ma quando i tarocchi divennero uno strumento di divinazione? Fu nel 1781, quando Antoine Court de Gébelin scrisse “Du jeu des Tarots’’. Personaggio eclettico, pastore protestante, massone, nella sua opera affermava che i Tarocchi costituivano ciò che restava del mitico libro egiziano di Thot. Era una teoria del tutto inventata, senza fondamento, ma ebbe comunque successo, alimentando un immaginario intriso di magia e mistero e cambiando così l’uso e il significato dei Tarocchi. Ciò che non è mai cambiato è la formazione del mazzo, costituito da 78 carte, di cui 56 Arcani Minori e 22 Arcani Maggiori, detti anche, inizialmente, Trionfi. Sono proprio questi che hanno ispirato nell’epoca moderna molti artisti, come Leonora Carrington, Niki de Saint Phalle o Francesco Clemente.

La mostra è molto interessante e ricca perché, passo dopo passo, porta il visitatore a capire da dove arrivano certe caratteristiche dei Tarocchi, i cambiamenti nel tempo e presenta molti mazzi che sono stati un riferimento nel passato e lo sono tutt’ora, come ad esempio i Tarocchi di Jean Noblet del 1659, ritenuto uno dei prototipi dei Tarocchi di Marsiglia, o quello di Arthur Edgar Waite e Pamela Colman Smith del 1910, ancora tra i più usati. All’interno della mostra è presente anche una sala con i libri che parlano dei Tarocchi e dove è possibile prendersi una pausa, sedersi e sfogliare qualche testo.

La mostra è aperta dal 27 febbraio al 2 giugno 2026 Video dell’Accademia Carrara

Tarocchi di Jean Noblet del 1659
Tarocchi di Arthur Edgar Waite e Pamela Colman Smith del 1910

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