«Trovare la leggerezza dove l’animo può librarsi non è cosa facile, mia regina… nella musica, nell’arte e nella preghiera, in queste situazioni a volte l’uomo riesce a staccarsi dalla pesantezza di questa vita terrena, dalla zavorra della sofferenza, del male, dei problemi che ci affliggono.» Gerbert guardò Teofano e, malgrado cercasse di controllarsi, dall’alto dei suoi quarantadue anni si sentiva fremere per l’attrazione che provava per lei.
«Anche nell’amore ci si sente leggeri, padre…» Teofano guardava lontano.
«È vero altezza, avete ragione. Ma mentre possiamo accedere alla musica, all’arte e alla preghiera quotidianamente, non ci è dato avere sempre il privilegio dell’amore, se non quello di Dio.»
Scrivere di un genio è stato coinvolgente, difficile, esaltante in alcune momenti, commovente in altri. Sicuramente è stato un viaggio emotivo, culturale, temporale, con lunghi periodi di studio e momenti di crisi.
Gerbert d’Aurillac, figlio naturale di un nobile locale, è stato un monaco benedettino che visse nella seconda metà del X secolo, è stato un grande uomo di cultura della sua epoca che viaggiò moltissimo, che collezionava libri in un’epoca in cui i libri erano preziosissimi; scrisse molto e studiò ancor di più, fondò una scuola a Reims, portò il canto corale a Roma, divenne Abate di Bobbio, si impossessò del sapere arabo portandolo in Europa e, alla fine, diventò Papa.
La sua è stata una vita che possiamo definire avventurosa, perciò un’ottima partenza per scrivere una biografia romanzata. Io ho dato vita al suo personaggio e ad altri veramente esistiti nella Storia, ma ne ho anche inventati molti per dare corpo alla vicenda, come ho inserito un periodo della sua vita che è estremamente controverso, quello in cui lui si reca in Al Andalus, in quanto la maggioranza degli esperti ritengono che si sia fermato sul confine dei possedimenti arabi e abbia acquisito le sue conoscenze da lì.
Quando ho finito il libro, distaccarsi da Gerbert è stato difficile. Immagino che possa risultare arduo capire, in fondo nel romanzo Gerbert l’ho creato io. Ma mi sono basata sui suoi scritti, invenzioni, pensieri, ed era una persona di grande profondità e intelligenza.
LA STORIA
Gerbert d’Aurillac è il figlio naturale del visconte di Carlat e, non potendo ereditare il feudo, decide di entrare in convento come oblato. La sete di sapere, le sue capacità intellettuali, la passione per la cultura e per la vita lo portano a viaggiare per tutta Europa, a partire dal suo piccolo convento ad Aurillac (Avernia, Francia), per passare a Barcellona, poi al Califfato di Cordova, e ancora a Barcellona, Roma, Reims (dove diventa scolastico nella più importante scuola europea), Bobbio, Magdeburg, Sasbach, Ravenna e, per finire, di nuovo a Roma.
Ha la fortuna di frequentare le persone più potenti della sua epoca, come il califfo Al-Hakam e gli imperatori Ottone I, Ottone II e Ottone III, di cui sarà insegnante.
La sua storia è narrata sullo sfondo della vita dell’alto medioevo, tra epidemie, alluvioni, intrighi, riti pagani e religiosità.
Gerbert vive anche un amore struggente che lo segna per tutta la vita.
La storia si svolge seguendo le sue esperienze di uomo, i suoi timori, speranze, gioie, dolori, delusioni. Nella narrazione prevalgono i rapporti umani e gli accadimenti a cui, nel momento contingente in cui si vivono, bisogna far fronte; la “grande storia” diventa sottofondo.
È l’avventura di una vita, vissuta con passione e curiosità, nel nome dell’amore per la cultura, nell’amore di Dio e, in gioventù, di una donna. Una storia avvincente, intrigante, per chi ama i romanzi storici, che proietta il lettore nel profondo Medioevo con una descrizione fresca e vitale dell’Europa del X secolo.
Gerbert d’Aurillac divenne papa il 9 aprile 999. Morì il 12 maggio 1003. Papa Silvestro II e l’imperatore Ottone III, insieme, fondarono le basi per la rinascita europea.
I fatti narrati sono un misto tra realtà e finzione. Sono veri gli avvenimenti importanti della vita di Gerbert, inventati quelli legati alla quotidianità.


