Jack Vettriano (1951 – 1925) ha messo in scena momenti di vita dell’upper class della seconda metà del XX secolo. I suoi quadri affascinano perché, con una tecnica impeccabile, ha creato immagini sospese in un tempo indefinito, dove tutto è eleganza, raffinatezza e misura, ma si coglie anche un pizzico di mistero. Sono istanti di solitudine dove il soggetto è perso nei propri pensieri, momenti di intimità di coppie immersi uno nell’altra, attimi di gioiosa convivialità.
Vettriano è un autodidatta che ha imparato copiando i grandi pittori, e il suo vero nome era Jack Hoggan, il cognome d’arte è ispirato a quello della madre, di origini italiane: Vettraino. Iniziò a lavorare all’età di dieci anni, per contribuire al mantenimento della famiglia e a sedici lasciò la scuola per impiegarsi come apprendista tecnico minerario. È solo al suo ventunesimo compleanno che un’amica gli regalò una scatola di acquarelli, e lì scoprì la sua vera vocazione. Alla sua prima importante esposizione alla Royal Scottish Academy nel 1988, fu già un successo.
La sua arte ricorda Edward Hopper e Normal Rockwell, anch’essi coglievano momenti apparentemente qualsiasi della quotidianità, ma ci sono delle differenze profonde tra loro e Vettriano. Anche le opere di Hopper appaiono sospese in un tempo infinito, ma la sua è una sospensione carica di dramma, di solitudine profonda e malinconia. Jack Vettriano realizza, invece, atmosfere sognanti, come intimi istanti cristallizzati nella memoria. Le immagini di Rockwell erano dinamiche e con una carica gioiosa, anche quando alludevano ad aspetti critici della società, mentre le opere di Vettriano tendono a solennizzare un momento qualsiasi e, nella maggioranza dei casi, sono statiche.
Per dipingere i suoi soggetti usava realizzare in precedenza delle fotografie, con tanto di set fotografico e dove tutto era studiato nei minimi particolari. Dalla foto passava poi a la dipingere direttamente la tela.
Le opere esposte al Museo della Permanente a Milano sono 80, tra cui solo nove olii su tela, le altre sono copie dei suoi capolavori: realizzati su carta museale a tiratura unica, sono stati curati dall’artista stesso.
È aperta dal 20 novembre 2025 al 25 gennaio 2026 e vale la pena visitarla per la quantità di opere presentate, una retrospettiva che celebra questo artista di successo morto quest’anno l’1 marzo.
“DANCE ME TO THE END OF LOVE”


