La libertà del voto e la democrazia.

La democrazia è la forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, tramite rappresentanti liberamente eletti. Nel mondo (fonte The Economist) solo il 5 % della popolazione globale vive in un contesto pienamente democratico, un terzo è governato da dittature.

In questi giorni, partecipando alle elezioni amministrative di Usmate Velate, mi è capitato di essere nelle strade del paese per dare alle persone una brochure con il programma della lista a cui appartengo, e le risposte erano per lo più di tre tipi: chi la accettava per informarsi, chi la rifiutava dicendo “non mi interessa, so già chi votare”, e chi rispondeva “no grazie, non mi interessa”, con tono anche piuttosto sprezzante.

È su quest’ultima risposta che vorrei fare una riflessione: siamo talmente abituati alla democrazia da non essere più interessati alla partecipazione? Siamo così delusi dalla democrazia da non volersi più mettere più in gioco, nemmeno con l’informarsi e l’andare a votare? Ma perché delusi dalla democrazia?

Viviamo in una situazione privilegiata nel contesto globale del mondo, dove possiamo scegliere i nostri politici, dove c’è una condizione di vita agiata, con una sanità per tutti (N.B: la sanità italiana è una delle migliori del mondo), con una qualità di vita alta e, anche le persone meno abbienti, hanno la possibilità di essere curate, di studiare e di scegliere. Un luogo dove c’è la parità di genere, la libertà di parola e stampa, di movimento. Non sono cose scontate, sono dovute alla DEMOCRAZIA.

Chi, perciò, mi dice che non è interessato a votare, non è interessato a prendersi cura della democrazia in cui vive.

Alcuni dicono che sono disgustati dalla politica: la politica è corrotta, e in questi ultimi giorni ne abbiamo avuti alcuni esempi eclatanti, in tutti i partiti. Però dovremmo forse considerare due fattori: innanzitutto a fronte di alcuni politici corrotti ce ne sono moltissimi che fanno onestamente il loro lavoro, ma di loro non si parla mai (se in una cesta di mele ce ne sono due marce, non significa che tutte le mele della cesta lo siano); in secondo luogo la corruzione è un aspetto fisiologico della società, e devo dire: meno male che in democrazia si scoprono i politici corrotti e vengono perseguiti dalla legge, perché in una dittatura i corrotti ci sarebbero ugualmente, ma nessuno avrebbe il coraggio di accusarli.

La corruzione va curata insegnando ai bambini e ai giovani i giusti principi, deve essere ostacolata con la mentalità di un popolo, con il vivere quotidiano, va perseguita da dentro i partiti stessi senza omertà. Non andare a votare non serve a nulla, significa solo lavarsene le mani, se non poi, magari, essere capaci di lamentarsi per come vanno le cose…

Perciò il 26 maggio è importante andare a votare, sia per le europee, sia per le amministrative locali. E bisogna votare pensando alla nostra democrazia, ai principi che sottende (libertà, dignità di ogni persona, uguaglianza, sostenibilità), e per le europee è importante considerare anche i tempi contemporanei, dove il mondo è globalizzato e “l’isolazionismo e l’autosufficienza non sono oggi più possibili perché ogni tipo di produzione è legato da mille fili al mercato mondiale, e spezzarne uno significa spezzarli tutti e rendere irrealizzabile ogni tipo di produzione” (da Frontiere di Manlio Graziano), e non cadere nel tranello che “ristabilire la visibilità delle frontiere placa l’ansia culturale di fronte ai rumori e ai furori del mondo” (Michel Foucher).

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