Arad Fort (racconto inedito)

 

Pietre bianche, squadrate, assolate.

Vennero portate qui prima da arabi dai candidi vestiti poi da soldati venuti da lontano, con le loro corazze scintillanti. Parlavano una lingua dolce, che riempie la bocca come il miele ma che in bocca a quei soldati sapeva anche essere spietata. Portoghese.

Qui le portarono e le posero una sull’altra, ecco Arad Fort.

Piccolo, superbo, surrealista. Una torre come un volto con due nasi. Sembra uscito da un fantasmagorico sogno di Dalì, sembra influenzato dal cubismo di Picasso, eppure iniziarono gli arabi a costruirlo, lo finirono i portoghesi nel 1559.

Arad Fort, che si specchia nelle calme, delicate acque del Golfo Persico, che si confronta con lo sferzante, impietoso vento del deserto.

Quando lo costruirono gli arabi vivevano nelle tende, “case di aria” come loro le definiscono, nomadi. Tende ampie, ben tese, accoglienti con soffici tappeti, veli che si muovevano con la minima brezza. Tende che ricordavano il morbido calore femminile.

Arad Fort è fatto di pietre, roventi con il sole, fredde nella notte, rigide e dure come un corpo maschile. Pietre per dominare.

All’interno tutto è piccolo. Angusti locali dal soffitto in legno di palma, stretti camminatoi e strette scale, un modesto piazzale d’armi. Ma non è tutto. Quanti uomini e quanti pensieri tra queste mura sono passati e sono nell’oblio. Uomini lontani nel tempo, soldati. Pensieri volati via, con il vento del deserto e vagano, diventando pensieri di altri uomini, perché i pensieri sono sempre gli stessi nelle epoche che mutano.

Pensieri di guerra e di paura. Una paura che stringe lo  stomaco e non fa intravedere un futuro, un’angoscia che vorrebbe farti tornare bambino nelle braccia sicure di tua madre. Ma poi l’uomo cerca la guerra, la rincorre e la fiuta, una ricerca atavica che è rimasta nell’istinto e che l’uomo fatica a dominare, trovando conforto solo nella cultura. Atena che domina il Centauro, come Botticelli l’aveva dipinto, l’intelligenza e la cultura che dominano l’impeto e l’istinto.

Pensieri d’amore e malinconia. Perché tra queste pietre gli uomini sognavano le donne, agognavano le loro tenerezze e attenzioni, bramavano i suadenti corpi, immaginavano parole dolci e gesti gentili. Pensavano alle loro signore lontane, mogli, fidanzate, amiche. La lontananza aumenta i desideri e vive di sogni, e queste pietre sono intrise di sogni passati.

Arad Fort è stato restaurato. Ora dalle sue mura non si scruta più il nemico, non si vede più la lontananza attraverso un deserto piatto e monotono, ma si vede il fermento di una città in costruzione, alte gru, alti palazzi, è Al Manama.

(Bahrain, febbraio 2007, Claudia Ryan)

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